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Filosofia, filati con il cuore e con la mente
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WIKIFIBRA: LA SETA

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Oggi parliamo della seta, una fibra pregiata dalle origini antiche.
 
Sembra infatti che la seta fosse conosciuta già nel 3000 a.C.
La leggenda narra che la nascita della sericoltura si deve all’imperatrice Xi Ling Shi che, passeggiando notò un bruco. Sfiorandolo con le dita spuntò un filo di seta che avvolse in un dito formando un piccolo bozzolo.

Nel 550 d.C. la sericultura entrò in Europa tramite l'Impero Bizantino e a partire dal XII sec fiorì in Italia, che divenne uno dei principali produttori con Cina e Giappone. Calabria, Sicilia e Toscana furono i centri principali della produzione che iniziò a declinare tra le due guerre mondiali, sia per l’introduzione delle fibre sintetiche, sia per il cambiamento dei processi agricoli e industriali.

 

La seta è una fibra di origine animale, si ottiene dalla lavorazione del bozzolo del Bombyx Mori, un lepidottero noto come baco da seta. Il baco da seta secerne un filamento per creare il proprio bozzolo, che arriva a misurare anche 800 m ed è ricoperto da una proteina, la sericina, che nella sericultura viene eliminata tramite immersione in acqua calda. Questo processo interrompe la metamorfosi (e, ahimè, uccide il bruco) e allo stesso tempo determina la lucentezza e la morbidezza alla mano del filato.

 

Una volta eliminata la sericina, i filamenti vengono fatti asciugare e poi privati della parte più esterna, il cascame. Si effettua quindi un’ulteriore pulizia e poi la cardatura per poter ottenere il filato vero e proprio. Si tratta di un procedimenteo quasi interamente manuale, motivo per cui il costo della seta è così elevato.

 

 

A seconda di come viene ritorto il filamento e di cosa viene utilizzato del bozzolo, si possono ottenere vari tipi di seta: bourette, più grezza e meno lucente, ottenuta dal cascame; tussah, ottenuta dai bruchi non d’allevamento; doppione, da cui si ricavava, almeno in origine, lo shantung, molto rara e ottenuta dalla dipanatura di due bozzoli; shappe, ottenuta dai bozzoli danneggiati e dal cascame, ecc
 

 

Se dal punto di vista animalista la seta è sicuramente un filato da evitare, va però detto che per quanto riguarda invece la sostenibilità della sericultura, essa non ha quasi impatto sull’ambiente: rispetto alla produzione di fibre sintetiche, non comporta emissioni, nè agenti chimici, il baco si nutre di gelso a cui non vengono dati pesticidi (che altrimenti, lo ucciderebbero), la seta è 100% riutilizzabile e riciclabile. Esiste inoltre una sericultura cruelty-free, ovvero realizzata con bozzoli abbandonati dalla farfalla una volta completata la metamorfosi. A partire dal 2015, infine, è stata introdotta la seta biologica grazie ad un disciplinare dell’ICEA (Istituto per la Certificazione Etica e Ambientale) per la “Gelsicoltura e la Bachicoltura biologica".

 

 

La seta è un filato molto resistente, isolante (caldo d'inverno, fresco d'estate) e molto morbido.La sua caratteristica più tipica è la lucentezza: essa ha infatti un elevato potere di riflessione della luce che permette di assorbire facilmente le tinture, ottenendo diversi gradi di sfumatura. Chi di voi ha già avuto modo di conoscere la seta tinta a mano con tinture naturali di Cristina Bargis, sicuramente se ne sarà reso conto!
La seta è ideale per creare capi eleganti e drappeggianti come stole e scialli, ma si presta benissimo a realizzare semlici magliette estive.
Se volete sapere qualcosa di più sulla storia della seta, vi consiglio una vistia al Museo della Seta di Caraglio (CN). Adesso è chiuso, lo so, ma potete acquistare un biglietto sospeso e aderire così alla campagna per sostenere la cultura per aiutare i musei, come questi, a riaprire appena sarà possibile!
Spero abbiate trovato questo articolo interessante, lasciate i vostri commenti e/o suggerimenti!

 

 


 
 

 



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